NOTE SULLA
LETTERATURA CRISTIANA DELLE ORIGINI


I Padri apostolici

Tra il I e il II secolo, fiorì una produzione in lingua greca che attinse direttamente alle fonti del messaggio cristiano.
Gli autori, proprio per i loro contatti con gli apostoli e i loro discepoli, furono detti Padri apostolici, secondo la definizione introdotta nel 1672 da Jean Baptiste Cotelier – teologo francese vissuto dal 1627 al 1686 - che indicò con questo nome Clemente Romano, Ignazio di Antiochia, lo Pseudo-Barnaba, Erma e Policarpo di Smirne, cui si aggiunsero Papia di Ierapoli e l’autore anonimo dell’opera detta Didaché.

Infatti, le opere di questi ultimi, pur non incluse nel canone ufficiale, svolsero un ruolo di complemento rispetto ai testi canonici e contribuirono alla definizione del messaggio cristiano a livello di dottrina, prassi comportamentale e liturgia.




Diffusione del cristianesimo I-III sec. d.C.

Clemente I (? - 97 ca. d.C.), papa (82 ca. - 97 ca.), il primo dei padri apostolici e santo.
Secondo la testimonianza di Ireneo, Clemente fu il terzo vescovo di Roma e conobbe personalmente sia san Pietro sia san Paolo. La lettera di Clemente ai Corinzi (96 ca.), scritta per porre fine alle dispute all'interno della Chiesa di Corinto, è stata considerata fino al IV secolo un libro canonico della Bibbia, e costituisce una preziosa fonte di informazioni sulla vita, la dottrina e l'organizzazione della Chiesa cristiana delle origini. La lettera, tra i più importanti documenti del periodo apostolico, è il primo testo della letteratura cristiana, a eccezione del Nuovo Testamento, di cui siano documentati i dati storici dell'autore.

Ignazio di Antiochia (Antiochia 35 ca. - Roma 107 d.C.), vescovo di Antiochia e martire.
Si faceva chiamare Teoforo (in greco 'portatore di Dio') e si ritiene sia stato discepolo di san Giovanni Evangelista. Durante il regno dell'imperatore romano Traiano fu condannato a essere divorato dalle bestie feroci. Durante il percorso da Antiochia a Roma, dove ebbe luogo l'esecuzione, scrisse sette lettere, cinque delle quali indirizzate alle comunità cristiane di Efeso, Magnesia, Tralles, Filadelfia e Smirne, città dell'Asia Minore che avevano inviato rappresentanti a salutarlo al suo passaggio. Le altre lettere erano indirizzate a Policarpo, vescovo di Smirne, e alla comunità cristiana di Roma. Le lettere contengono preziose informazioni sulle credenze e l'organizzazione della Chiesa cristiana primitiva: Ignazio ne fornì un'immagine vivida come comunità di amore raccolta intorno a un vescovo, assistito da un concilio di presbiteri e diaconi. Fu il primo scrittore cristiano a sottolineare la nascita virginale di Cristo e a usare il termine 'Chiesa cattolica' per designare la collettività dei fedeli.

Pseudo-Barnaba
Poco noto è l’autore della Epistola di Barnaba, scritto apocrifo falsamente attribuito al discepolo di san Paolo. L'opera - redatta dopo l'anno 70, poiché parla della distruzione di Gerusalemme avvenuta sotto l'imperatore Adriano, e non oltre il 131 perché sembrano essere ignorati i grandi problemi dell'epoca - è probabilmente di un autore giudeo-cristiano.

Policarpo (? 69 ca. - Smirne 156 ca.), prelato cristiano, santo e martire.
Eletto vescovo di Smirne, nel 155 rappresentò le Chiese dell'Asia Minore a Roma negli incontri con papa Aniceto, in cui si discusse anche la data della celebrazione della Pasqua. Fu martirizzato a Smirne all'età di 87 anni. Secondo il teologo Ireneo, che fu suo discepolo prediletto, Policarpo fu nominato vescovo da Giovanni Evangelista.

Erma (II secolo d.C.), scrittore cristiano, annoverato tra i padri apostolici.
Secondo la sua stessa testimonianza fu venduto come schiavo da ragazzo e inviato a Roma, dove venne acquistato da una donna di nome Rhoda, che lo liberò. La sua opera principale, Il pastore, raccoglie una serie di rivelazioni trasmessegli da due figure celesti, una vecchia e un angelo che assumevano le sembianze di pastori. Lo scritto si divide in tre sezioni con cinque visioni (riguardanti la penitenza e la dottrina), dodici precetti (sulla morale) e dieci parabole (sui principi della vita cristiana). Il pastore fu considerato un libro canonico della Bibbia fino al IV secolo.

Autore della Didaché, anonimo: la Didaché è un testo di catechesi cristiana chiamato anche 'Dottrina dei dodici apostoli'. Composto probabilmente in Siria nel I secolo d.C., fu scoperto nel 1873 e pubblicato nel 1883 da Philótheos Bryènnios, metropolita greco di Nicomedia. La Didaché (in greco, 'dottrina') è un compendio di precetti morali, istruzioni sull'organizzazione delle comunità cristiane e regole liturgiche. Contiene le più antiche preghiere eucaristiche e prescrizioni sul battesimo, sul digiuno e sulla preghiera. Venerata dai protocristiani al pari dei libri del Nuovo Testamento, la Didaché era uno strumento didattico per i convertiti; oggi è una preziosa fonte di informazioni sulla religione e sulla vita dei primi cristiani.