NOTE SULLA
LETTERATURA CRISTIANA ANTICA


I Padri apologisti

Ai Padri apostolici seguirono gli Apologeti, prima greci e poi latini, che con i loro scritti vollero mostrare i fondamenti della dottrina cristiana e difendere le verità cristiane dalle accuse dei pagani.

Il periodo in cui vissero, durante le età di Adriano e degli Antonini (Antonino Pio, Marco Aurelio, Lucio Vero e Commodo), fu quello di grande diffusione del cristianesimo, sempre più presente anche nei ceti elevati, causando problemi politici, culturali e religiosi.

Evidenziando i limiti del modello filosofico e culturale pagano e accentuando il messaggio salvifico, i Padri apologisti cercarono di dare risposte chiare sulla diversità tra cristianesimo ed ebraismo, che, sotto l’impero di Adriano, era ancora confusa e portò alla distruzione di Gerusalemme. Inoltre, tesero a dimostrare la moralità delle pratiche di vita cristiana e la lealtà nei confronti dello Stato per arginare le accuse di sovversione e si impegnarono nella creazione di una cultura cristiana e nella definizione di un sistema dottrinale.

Gli Apologeti di lingua greca del II secolo furono Ireneo di Lione, Quadrato, Aristide, Melitone, Apollinare, Aristone, Giustino, Taziano il Siro, Atenagora, Milziade e Teofilo.

Nel III secolo vi furono Clemente Alessandrino, Ermia e Origene. Alcuni di loro furono martiri (come Aristide e Giustino) e/o santi vescovi (Melitone, Apollinare e Teofilo), altri non assunsero posizioni accettate integralmente dalla Chiesa (Taziano), altri ancora furono solo uomini di lettere (Origene).
Per questo, a differenza dei Padri apostolici, non tutti i Padri apologisti greci furono proclamati santi.

Tra gli Apologeti di lingua latina si ricordano Marco Minucio Felice e Tertulliano (II secolo), san Cipriano e Arnobio (III secolo), cui seguì Lattanzio.

La ricerca è incentrata sulla figura di Giustino, uno dei più grandi santi della Chiesa dei primi secoli.

Il messaggio di Cristo si era propagato già nel I secolo in modo molto rapido (da est a ovest: dalla Palestina e dall'Asia Minore all'Africa settentrionale e all'Italia) anche negli ambienti imperiali, non solo per l'opera di divulgazione operata da missionari, predicatori, commercianti e soldati, ma anche per altri fattori che, assieme, concorsero alla sua diffusione, come la sublimità della dottrina cristiana in opposizione alla decadente cultura ellenistico-romana, i carismi della Chiesa primitiva e i miracoli dei primi santi, il fervore della fede, la testimonianza di amore fraterno, la fermezza dimostrata durante le persecuzioni, l'eroismo dei martiri.

E furono proprio le persecuzioni la principale causa della nascita della letteratura "apologetica", cioè di quella letteratura volta alla difesa o all'esaltazione della dottrina cristiana.
Secondo gli storici, i cristiani erano perseguitati principalmente perché si rifiutavano di rendere culto all'imperatore (quindi, per lesa maestà e alto tradimento) e per le fantasiose calunnie dei nemici (cioè orge, cene tiestee, stregoneria ecc.). Per questi motivi, tutte le apologie convergono nel mostrare i vantaggi di un'alleanza tra cristianesimo e impero (aspetto politico) e nello spiegare i principi morali della nuova religione confrontandoli con le più conosciute filosofie dell'epoca per essere intesa essa stessa come "filosofia" (aspetto culturale), in quanto risposta globale e definitiva ai problemi dell'origine e del destino del mondo.
I problemi che dovettero risolvere i Padri apostolici furono di ordine catechetico, disciplinare, liturgico e teologico, mai filosofico: Clemente I si preoccupò degli scismi, Ignazio di Antiochia dell'unità della Chiesa, Erma di questioni escatologiche, Policarpo della generosità, la Didaché della formazione dei catecumeni...

I Padri apologisti, invece, dovettero ricorrere alla filosofia per avere solidi argomenti di difesa e, così, controbattere alla pari agli attacchi che muovevano i filosofi pagani.
Ciò avvenne soprattutto in Oriente, dove più era presente l'abitudine all'approfondimento speculativo e al dibattito, di derivazione platonica, mentre nel settore occidentale dell'impero e nella provincia africana i difensori di Cristo tesero più facilmente a rompere i legami con la cultura e la filosofia classica, rivendicando la rivoluzionaria originalità della Rivelazione. San Giustino è considerato il più importante tra i primi Padri apologisti greci, l’esponente più convinto di una linea di incontro e dialogo con la filosofia, vista come preparazione parziale al Vangelo che è la rivelazione piena del Logos divino. Infatti, Giustino considerava il cristianesimo risultato ultimo di un processo alla formazione del quale concorrevano la storia della cultura e la ragione.