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NEL PELAGO DEL MONDO...

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Cari amici di undicesima ora,

 

Ultimamente sembra che la Chiesa di Cristo passi da uno scandalo all'altro, in cui vengono coinvolti in prima persona i suoi ministri, coloro a cui Cristo ha affidato la guida del suo popolo.

Molti di questi scandali nascono da fatti e da accuse ben fondate, purtroppo. Ma spesso il "mondo" ne approfitta per compiere abusi immotivati come recentemente in Belgio e come segnalato dal Card. Bertone, Segretario di Stato, e per gettare discredito su tutta la Chiesa, ossia ciascuno di noi, anche su chi non ha fatto altro che lavorare con amore e fedeltà per il beneficio di molti.

C'è dunque un doppio danno: quello reale, perpetrato da alcuni sacerdoti verso persone reali, e un altro altrettanto reale, anche se apparentemente più generico, sulla Chiesa stessa (e cioè su ciascuno di noi),che viene ad essere rappresentata e giudicata per alcuni atti dolosi e non per i moltissimi atti virtuosi di molti suoi figli.

Riteniamo che sia una "lezione magistrale" quella tenuta dal Santo Padre con l'Omelia prounciata oggi, solennità dei Ss. Pietro e Paolo, durante l'imposizione del pallio ai Metropoliti, e che vi proponiamo.

Ma crediamo anche che mai come ora sia utile che i cristiani si tengano uniti intorno ai loro pastori, senza nessuna connivenza con i peccati o le mancanze proprie e dei ministri di Dio, ma ricordando che lo Spirito Santo continua ad assistere la Chiesa di Cristo e che sotto la sua guida anche momenti come questo possono diventare occasione per una crescita umana e nella fede per tutti.

 

 
29-06-2010 - Ss. Pietro e Paolo, Omelia di Benedetto XVI
   

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La nostra carta costituzionale

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.
Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: "Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò". Ed essi andarono.
Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto.
Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi?"  Gli risposero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata".
Ed egli disse loro: "Andate anche voi nella mia vigna".

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama gli operai e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi".
Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno.
Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: "Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo".
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?" Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».

Matteo 20,1-15

 

Prima pubblicazione: 21-4-2005
Nuova edizione: 04/11/2009
Pagina aggiornata il: 6-07-2010